Elezioni di Bologna. Ora al lavoro con umiltà e impegno.

Passato qualche giorno dallo spoglio dei voti, le cose appaiono sempre più chiare. È più facile metterle in fila e provare a commentarle, soprattutto per chi come me ha vissuto questa lunga campagna elettorale sempre di corsa.
Non posso che partire esprimendo soddisfazione e felicità per il fatto che i bolognesi abbiano scelto di nuovo Virginio Merola e il Partito Democratico per governare la città. Una vittoria importante. Da tanti punti di vista.

Soddisfazione e gioia perchè è stato messo uno stop chiaro alle ambizioni della Lega qui. Non c’è posto per la destra populista e razzista di Matteo Salvini. Non a Bologna. La città dei diritti, della Resistenza, dell’apertura e della solidarietà. Certo, non penso che questa possa e debba ovviamente essere l’unica chiave di lettura delle elezioni e della situazione politica. Ma chi dava troppo per scontata che la vittoria della Lega di Salvini fosse impossibile o che adesso cade dalle nuvole, non ha capito bene fino in fondo il clima in cui ci troviamo come Paese, come Europa, come occidente intero: basta farsi un giro sui social network a leggere i commenti sull’attualità, guardare alla situazione britannica nel clima Brexit o alla nomination di Trump negli Usa, giusto per fare qualche esempio.

Per quanto riguarda il risultato elettorale in sé invece, ci dice che il lavoro da fare a Bologna è molto, moltissimo. E bisogna iniziare a farlo subito. Però, non diciamo che si debba ripartire da zero: negli ultimi cinque anni si è amministrato bene e sono state fatte tante cose importanti. I risultati positivi non si cancellano e rimangono tali, soprattutto quando si posa l’inevitabile polverone delle ondate di polemiche, spesso demagogiche e slegate dai fatti, che accompagnano inevitabilmente le campagne elettorali.

I primi passi di questo mandato si dovranno caratterizzare per una maggiore attenzione alle periferie, per più dialogo e confronto con i cittadini, da mantenere costantemente, per più umiltà da parte di chi si mette a servizio della propria comunità per amministrare. Un compito bellissimo e spesso molto difficile, che richiede tanta pazienza e dedizione.

Si riparte da qui insomma. Amministratori e PD. Tenendo ben presente questa consapevolezza come priorità. Sapendo che sono tempi difficili, di transizione, per la politica e i partiti, come diciamo da tanto. E che quindi bisogna tenere alta l’attenzione sulla necessità di cambiare ciò che in questo sistema non funziona più e non risulta più utile agli occhi delle persone, continuando a interrogarsi e sperimentare sulle nuove modalità. L’alternativa sono l’astensione o un sistema molto basato sui singoli candidati e sull’emotività. Che non significa sminuire le decisioni degli elettori, che non ha alcun senso, soprattutto se lo facciamo solo quando queste non ci piacciono. Significa solo che la politica dovrebbe ambire ad essere un’altra cosa.

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