Le due Europe possibili.

Nel giorno in cui Papa Francesco viene insignito del premio Carlo Magno e tiene un discorso incentrato sulla necessità che l’Europa aggiorni se stessa sulla base di un nuovo umanesimo, Sadiq Khan, musulmano e figlio di immigrati, viene eletto Sindaco di Londra. Una coincidenza simbolica che non può che spingere a una riflessione sullo stato e il significato del nostro continente e della nostra Unione politica nel 2016.

Il Papa ha parlato delle tre capacità su cui si deve fondare l’Europa, quella di integrare, di dialogare e di generare e della necessità di giustizia sociale e solidarietà. Ha parlato di un continente “affaticato ma ancora ricco di energie”, che è invecchiato e ha perso slancio, diventando per molti versi irriconoscibile, ma che ha le potenzialità per ripartire. Se lo vuole davvero.

Questa analisi si addice bene ad uno scenario in cui da un lato assistiamo alla costruzione di muri e al ripristino di barriere e confini superati da decenni, e dall’altro una delle metropoli più importanti al mondo che incorona primo cittadino un politico laburista e anti-brexit, di origini pakistane e musulmano praticante, oggetto in campagna elettorale di sguaiati attacchi e accostamenti all’estremismo. È vero che la composizione demografica londinese è tradizionalmente molto variegata e cosmopolita, ma non dimentichiamo che il Sindaco uscente Boris Johnson è un conservatore noto per le sue sparate estremiste, che solo qualche settimana fa usava le origini keniote di Obama come offesa e mezzo per screditare il suo supporto alla permanenza britannica in Europa.

Per questo io credo che ciò che la giornata di ieri ci insegna è che non esistono tanto “due Europe” in assoluto e indipendenti l’una dall’altra, quanto “due Europe” potenziali, coesistenti e desiderose di prevalere l’una sull’altra. Quella dei muri da un lato e quella della forza dell’unione e dell’integrazione dall’altro. Mi è tornata in mente a questo proposito una leggenda indiana riportata nel film “Tomorrowland”, secondo la quale esisterebbero due lupi in ognuno di noi: quello della speranza e della luce e quello della rabbia, della paura, del risentimento. Il lupo che vince alla fine è semplicemente quello che nutriamo di più.

Trasponendo questo in chiave collettiva diventa chiaro come sia la Politica ad avere il compito di sollecitare gli spiriti migliori di ognuno, i “better angels” di Abramo Lincoln. È chiaro, lo è sempre stato, che è la Politica ad avere la responsabilità di realizzare una delle Europe che abbiamo di fronte, sotto i nostri occhi ogni giorno.

In particolare per chi milita nel PSE, questa chiamata deve essere imperativa. Possiamo vedere questa sfida dal suo lato più alto e cioè tentare, anche laicamente, di costruire quel nuovo umanesimo di cui parla Papa Francesco. Oppure da militanti e persone impegnate politicamente possiamo vederlo da quello più pragmatico, della necessità di trovare linguaggi e visioni capaci di parlare alle persone. Capaci di trasformare in attraenti e maggioritari i valori di libertà, uguaglianza e giustizia per cui ogni giorno facciamo politica.

Il quadro è unico e collegato. Le idee forti e la politica sono ancora capaci di arrivare alle persone, magari in certi casi alle stesse che in assenza di esse si farebbero prendere dalla paura e dall’odio, o semplicemente motivandone altre disilluse a partecipare e a contare. È la sfida della nostra epoca ed è immensamente difficile. Segnali come quello di Londra ci dicono che è possibile vincerla.

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