L’ultima migliore speranza della Terra.

“Il mondo vi sta guardando. Voi siete l’ultima migliore speranza della Terra, noi vi chiediamo di proteggerla o tutti noi, tutte le creature viventi, saremo storia”, con queste parole Leonardo di Caprio, nel ruolo di messaggero dell’ONU per l’ambiente ha apostrofato i rappresentanti dei 175 paesi riuniti ieri al Palazzo di Vetro per firmare l’accordo sul clima COP 21 raggiunto a Parigi lo scorso dicembre.

Una firma storica, in occasione dell’Earth Day, una giornata globale dedicata all’ambiente istituita nel 1970 negli Stati Uniti e che il celebre anchorman Walter Cronkite presentò con un servizio intitolato “Giornata della Terra: una questione di sopravvivenza”.
Questo tanto per capire che i toni e i tentativi di lanciare allarmi non sono cambiati, coinvolgendo associazioni, creando manifestazioni e reclutando celebrità votate alla causa. Questo lungo lavoro ha certo portato sensibilizzazione, prese di coscienza e alcuni risultati positivi. Il problema è capire se sono sufficienti o se siamo ormai fuori tempo massimo.

Lo stesso accordo COP 21 sul riscaldamento globale, come spiegavo qui , è storico dal punto di vista simbolico e politico, ma nel concreto dei contenuti non è al passo con la situazione reale nella quale ci troviamo.

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha parlato di “una priorità per la nostra iniziativa di governo a livello nazionale ma anche per la presidenza del G7 che prenderemo il prossimo anno e per il nostro impegno in Europa”. Molto dell’effetto concreto dipenderà infatti ovviamente innanzitutto dalle ratifiche e poi dalle azioni dei governi e delle organizzazioni che li uniscono, singolarmente o nelle organizzazioni che li uniscono.

Impossibile in particolare non dare particolare attenzione a Stati Uniti e Cina, i più grandi responsabili di produzione di emissioni. È ovvio che i comportamenti dei singoli e delle imprese, insieme alle buone pratiche locali hanno un ruolo fondamentale per il futuro del pianeta. Soprattutto se replicate e diffuse sempre più larga scala. Ma basta pensare a Donald Trump secondo cui  “il surriscaldamento climatico è una bufala diffusa dalla Cina per rendere meno competitive le imprese americane” , o agli altri candidati repubblicani alla Casa Bianca nessuno dei quali ritiene che sia un problema reale o serio, per capire quanto la politica possa fare la differenza.

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